KAMIKAZE? ...meglio Bonzi
L’anno nuovo inizia come era finito il 2008: una bella guerra in televisione.
Non siamo così presuntuosi dal voler aggiungere parole, commenti, impressioni o bla bla a quelli che quotidianamente vengono generosamente “elargiti” attraverso i mass media.
Siamo sufficientemente intelligenti (ma proprio appena) per essere consapevoli che guerra vuol dire morte e di “farci belli” mentre qualcuno in questo istante sta perdendo la vita propria o quella di un figlio proprio non ce la sentiamo…o quasi.
O quasi perché è difficile rimanere silenti (cosa che ci capita spesso ultimamente) nei confronti di chi, proponendo degli infallibili rimedi, soluzioni e panacee, commenta questo ennesimo conflitto tra Israele e la “Palestina(?)” seduto comodamente su uno scranno del “potere” o al caldo di una redazione giornalistica.
Per fortuna il mal tempo ha contribuito a raffreddare le smanie dei “c’ho io la soluzione” e portato la guerra come seconda notizia al Tg…anzi terza…grazie alla Russia e alla “questione” gas.
Vedrete che appena sbucherà qualche notizia di gossip un po’ piccante e qualche altro politico sarà beccato con le mani nel vaso della marmellata le notizie da Gaza saranno rilegate ad un semplice ed algido bollettino.
Si…va bé… allora?
E allora proviamo a dare un consiglio a coloro che avranno tutto da perdere nel corso dell’immancabile scemare dell’attenzione globale nei loro confronti.
Vogliamo rivolgerci agli … oddio…non sappiamo come chiamarli?
Integralisti? No
Palestinesi? No
Terroristi? No
Martiri? No no
Kamikaze? nooo per carità
A quelli, per intenderci, che convincono la povera gente a riempire i propri vestiti di esplosivo e farsi saltare in aria nei posti più affollati. Mattanza di innocenti civili e innocenti carnefici che hanno la solo colpa di essere nati nella stessa terra ma a pochi km di distanza.
Sono gli stessi che poi, finito il lavoro ufficiale di reclutamento, iniziano quello part time sparando razzi e facendosi scudo con stessa popolazione, nascondendosi o mescolandosi tra i ricoverati di un ospedale o gli scolari di una scuola.
Dateci retta…anche le scene di morte di bambini (inermi) scudo tra un po’ non faranno notizia e le loro immagine saranno sostituite immancabilmente con le tette dell’ultima vincitrice di un reality (isola dei famosi esclusa per ovvi motivi).
Vi diamo due consigli…
Il primo, opponetevi al far chiamare i vostri esplosivi seguaci kamikaze.
Quelli erano Giapponesi, cosa centrano storicamente e culturalmente con voi?
Inoltre il termine “ze” è una parola importante per lo shintoismo…cosa (nuovamente) centra con voi?
Manco gli stessi figli del Sol Levante li chiamano così.
Loro li definiscono “terroristi autoesplodenti”.
Certo…è vero…di fascino se ne perde nel passare all’essere definiti kamikaze o terroristi autoesplodenti. Così come dire onda anomala o Tzunami.
Tzunami…al pari di Kamikaze fa più fico…sia chi “recita” la notizia sia chi è stato ridotto a brandelli da uno dei due “eventi”.
Ma è un termine sbagliato, anche in un periodo in cui ormai i fiumi non straripano più ma si limitano ad… esondare.
Comunque vada, una volta risolto il problema del nome bisognerà inevitabilmente affrontare la “questione visibilità”
E qui veniamo al secondo consiglio.
Per quanto possa sembrare surreale, noi cittadini di cultura “demoCriastianamente-occidental-atea” proprio tontoloni tontoloni non siamo. E intuiamo che chi si fa zompare in aria sicuramente è in buona fede. Il problema è che non crediamo proprio alla buona fede di chi “consiglia” a ‘ste persone di vestirsi con abbigliamenti “autoesplodenti” e di immolarsi per la causa portando con se civili indifesi.
E dato che non crediamo alla vostra buona fede la colpa per noi sarà sempre vostra, anche se sarà un missile con la stella di Davide a colpire l’ospedale in cui voi vi eravate rintanati.
Poiché abbiamo trovato il “colpevole” la notizia non fa più audience e si smetterà di parlarne.
Se invece cambiate strategia vedrete che anche i più scettici inizieranno ad interessarsi alla vostra causa e a perorarla. Certo…dall’alto della poltrona su cui siamo seduti in pantofole non vediamo molto lontano, ma sappiamo (ancora) distinguere la differenza tra un martire e un assassino.
Fate così
Orientale per orientale trasformatevi da:
Kamikaze in terza persona a Bonzo in prima persona.
Ovvero…dal reclutare “terroristi autoesplodenti” datevi fuoco voi stessi.
In pace, come segno di protesta magari davanti ad un carro armato israeliano dopo aver donato un fiore in segno di pace amicizia.
Chi potrà più ignorarvi, chi potrà più far finta che la “questione palestinese” non esiste.
Nessuna vittima, nessuna madre che verserà lacrime per il proprio figlio, nessun figlio troppo giovanei per vedere i propri genitori andare in mille pezzi per colpa di una bomba.
Solo voi, pacifici testimoni nel mondo di cosa vuol dire morire per un ideale.
State tranquilli, l’audience in tale maniera non scemerà mai e anche il termine bonzo, così orientale-che-fa-fico sarà un ulteriore stimolo a far parlare di voi, della vostra terra, della vostra causa, del vostro esempio.
A dimenticavamo, i ghiacci del polo nord sono tornati ai massimi storici, lo sappiamo, ne hanno parlato poco, quasi nulla in confronto a quando si scioglievano. Forse la colpa di tale disinteresse è degli scoiattoli che imperterriti continuano a dare la gomma americana ai pinguini?
Italia Nuova

Il sesso fa bene agli anziani ed al Sistema Sanitario Nazionale
In una società in cui prolificano i messaggi con espliciti richiami al sesso ci domandiamo perché, anche una fascia socialmente debole come la terza età, non possa accedere facilmente alle gioie che la sessualità può offrire.
In fondo lo stimolo sessuale è sintomo di benessere fisico e psicologico e riteniamo normale che, anche chi ha qualche primavera in più possa reagire “naturalmente” agli stimoli “visivi” di veline e tronisti o che la fantasia possa essere “riaccesa” dal leggere le immancabili notizie piccanti sulla carta stampata.
Pensiamoci bene…gli anziani vengono spesso identificati come nonni e nonnette, utili socialmente per fare da badante ai nipoti, imprescindibili dispensatori di saggezza, eccezionali compagni e maestri di tressette, bocce e boccette.
Nessuno pensa che sotto agli occhiali spessi e lo sguardo bonaria non restino insensibili al cospetto di un bel paio di gambe e un generoso decoltè o, per par conditio, alla vista di definiti bicipidi e scolpiti addominali.
Ma molte volte queste persone vivono sole e, fatta eccezione dell’ambito familiare, le possibilità di socializzare si sono ristrette con il tempo e di conseguenza le possibilità di nuove “avventure galanti”
Certo, con una regolamentazione chiara e funzionale della prostituzione, le persone anziane avrebbero meno remore o paure di usufruire delle prestazioni di operatrici od operatori di tale settore.
Ma tutto ciò lo troviamo riduttivo anche perché le possibilità economiche potrebbero rappresentare un ostacolo ben più grande da superare di quello risolvibile con …una pillola blu.
E allora?
E allora come al solito è semplice.
Sapete come è nato uno degli oggetti più utile e diffuso ?
Esistevano due realtà: un grande produttore di penne in plastica e un produttore di acciaio in crisi finanziaria.
Il produttore della “plastica” si domandò cosa farne di una eventuale acquisizione della azienda di lamette e il primo rasoio usa e getta fu la risposta.
Anche qui da noi esistono due realtà: una dal grande potenziale economico e occupazionale quale il meretricio l’altra in grave dissesto finanziario quale il Sistema Sanitario Nazionale soprattutto per quanto riguarda l’assistenza agli anziani.
Benissimo…offriamo uno stimolo ai nostri canuti cittadini per mantenersi in forma.
Solo provocazione?
No, solo senso pratico.
L’attività sessuale porta indubbi benefici sotto il profilo fisico e psicologico e rappresenta una motivazione molto forte nell’avere la massima cura possibile di se stessi.
Stai bene? Fisicamente ti senti in forma? Vorresti rivivere le emozioni delle “scappatelle dei vent’anni” ma non puoi permettertelo?
Tranquillo, ci pensa lo Stato.
Stato che ne trarrebbe beneficio per una popolazione “canuta” meno esigente di cure.
Inoltre ricordiamo che Italia Nuova, nel suo disegno di legge, ha previsto che le entrate fiscali del meretricio siano interamente destinate al Sistema Sanitario Nazionale e pertanto, questa iniziativa, risulterebbe del tutto…autofinanziata.
Su su, forza nonni e nonnette, non accettate il luogo comune che vi fa sentire superati e inadatti per certe cose. E se è passata qualche primavera in più da quando avete compiuto 18 non è più una scusa, anzi.
Non ci credete?
E allora prendete esempio dal nostro Presidente del Consiglio che anagraficamente non è più un “ragazzino”.
Eppure il suo fascino sembra aumentare con lo scorrere delle stagioni tanto che non passa giorno in cui i media si divertono ad attribuirgli una nuova conquista.
E se il “capo” è perfettamente consapevole di cosa rappresenta sentire ancora i brividi di un incontro volete che resti indifferente di fronte alle vostre esigenze.
Non ci sono scuse.
Preferite ancora andare dal dottore per farvi prescrivere una manciata di pasticche e supposte o un bel certificato di sana e robusta costituzione in cui si consiglia una sana attività sessuale un paio di volte al mese a spese dello stato?
Come direbbe un altro “giovincello” di casa nostra…
Forza e coraggio!
(M.A.) Italia Nuova

La Santanché arriva seconda
È con estremo stupore che accogliamo la notizia che l’(ex) Onorevole Santanché ha presentato il 28 maggio 2008 il quesito referendario per l’abrogazione di alcuni articoli della legge Merlin.
E questo per diversi motivi.
Curioso è che mediaticamente tale quesito referendario venga sbandierato come “Abolizione della Legge Merlin” e non nella sua parzialità (pindarico escamotage per evitare nuovamente il confronto con i reali depositari del referendum?).
Altrettanto curioso che a fronte della richiesta dell’abrogazione di una legge o parte di essa non si proponga una proposta di legge di iniziativa popolare che regoli l’esercizio della prostituzione al fine di non lasciare “buchi” legislativi, o ancor peggio, getti in una anarchia ancor più pericolosa di quella attuale la regolamentazione della prostituzione in Italia.
Forse la Santanché non si ricorda che sui banchi della camera o del senato non c’è nessun esponente del suo partito?
E le leggi che dovranno essere emanate a sostituzione o integrazione, una volta “sfrondata” la Merlin, da chi verranno proposte, da chi verranno discusse, da chi verranno votate?
Tali temi sono delicati perché riguardano in prima persona la dignità umana, dignità che poco a che vedere con il tentativo di riaccendere i riflettori su se stessi una volta che si sono spenti quelli della Camera e del Senato.
Già prima delle elezioni siamo stati costretti, tramite comunicato stampa, a rilasciare una secca smentita a seguito di insistenti notizie e affermazioni riguardanti esponenti politici (dal medesimo schieramento della Santanché) che dichiaravano come proprio il quesito referendario depositato da Italia Nuova.
Costretti alla smentita non da motivazioni politiche o di interesse ma da ragione legate al tranquillizzare tutti coloro che, da semplici cittadini, ci hanno dato e continuano a darci il loro supporto.
E anche per questo non abbiamo accettato nessun coinvolgimento “ante” elezioni… le battaglie sociali si combattono apartiticamente e non con accordi elettorali o di interesse.
In mezzo a tanta populistica tristezza siamo lieti che una voce “che conta” si sia levata, non solo da un esponente politico, ma da un membro della maggioranza.
Il Senatore Gramazio (PDL) ci ha personalmente contattati per esprimere solidarietà al movimento Italia Nuova. A tale proposito ha rilasciato una dichiarazione che siamo lieti di riportare:
“Ancora una volta la Santanché sponsorizza solo temi di carattere sociali con l’unico scopo di sponsorizzare se stessa e il suo partito.
Che Italia Nuova sia la prima e unica promotrice del quesito referendario per l’abrogazione totale della legge Merlin è cosa saputa e consolidata da tempo.
Così come sia l’unica che abbia presentato la proposta di legge di iniziativa popolare alfine di regolamentare la prostituzione in Italia.
Proprio per questo desidero esprimere, non solo la mia personale solidarietà a tutti voi ma anche il mio impegno a promuovere in prima persona una serie di tavole rotonde con gli esponenti e i sostenitori di Italia Nuova atte a sostenere la vostra iniziativa”.
Chiudiamo ricordando che il tema della prostituzione riguarda la dignità umana. Dignità che deve essere per prima cosa difesa e salvaguardata e non sfruttata per pubblicizzare se stessi.
Non basta cancellare due o tre articoli di una legge per restituire la sicurezza ai cittadini, non basta sbianchettare qualche riga per garantire uno stato civile a chi per troppo tempo è rimasto nell'oblio, non basta rilasciare interviste per restituire quell'appartenenza alla nostra società di chi è rimasto invisibile ai nostri occhi.
(M.A.) Italia Nuova
www.italianuova.eu
comunicazione@italianuova.eu

Il silenzio di chi non c’è “nella notizia”
È curioso come, nelle percezione comune, un fatto esista solo se diventa notizia.
L’emergenza rifiuti in Campania, la situazione carceraria, l’insolvenza dei mutui, la “questione nomadi, il bullismo nelle scuole, l’integrazione e le convivenza multi etnica e religiosa sono solo alcuni esempi di situazioni con cui noi “comuni” cittadini italiani dobbiamo confrontarci quotidianamente da numerosi anni.
Queste sofferenze sociali le abbiamo viste nascere, espandersi senza controllo giorno dopo giorno scontando in prima persona le conseguenze.
Eppure la percezione comune era quella che tali problemi non esistessero, che toccassero ad altri e non a noi, che le problematiche da affrontare politicamente fossero altre.
Poi inevitabilmente e prevedibilmente la situazione degenera e per incanto i media iniziano a darne risalto e spazio.
Di conseguenza la politica, con un eroico soprassalto, si desta, almeno apparentemente, dal suo appagante immobilismo.
Ecco che i sacchi d’immondizia iniziano a puzzare, che l’indulto ha portato un aumento dei crimini, che la gestione dei nomadi è tracimata in un degrado sociale, che le scuole sono insicure per i nostri figli, che la convivenza multi etnica e religiosa non si coltiva solo con le belle parole.
Il silenzio inizia ad essere rumore, le grancasse mediatiche fanno risuonare il loro tam tam, e la politica si accoda proponendo i suoi “rimedi” senza dimenticare di rimpallare colpe e competenze.
Solo un argomento sfugge a questa triste logica, solo un tipo di morte non riesce a scuotere le coscienze, solo una sofferenza non è degna della minima considerazione, solo una situazione di degrado è invisibile nonostante sia davanti ai nostri occhi.
In uno stato di diritto ci saremmo aspettati che, dopo un interesse mediatico e politico alla presentazione del quesito referendario legato all’abolizione della Legge Merlin ci fosse stato un immediato seguito a livello istituzionale, lo stesso seguito che invece decine di migliaia di “comuni” Italiani ci hanno prontamente dato.
Italiani scontenti o esasperati per l’ennesimo immobilismo dimostratati dalle istituzione nei confronti di un tema troppo scomodo.
Invece, le uniche notizie di questo ultima anno e mezzo che vengono alla mente legate alla prostituzione sono il suicido nel trevigiano di un onesto cittadino multato e messo alla pubblica gogna per esserersi appartato con una prostituta, un parlamentare che chiacchierava con una transessuale senza nemmeno scendere dall’auto, e le telecamere multa clienti adottate anche a Roma.
Tragicomici stratagemmi che non solo non hanno risolto nulla ma, invece di difendere e tutelare la nostra libertà, hanno colpito unicamente le persone comuni.
Evidentemente è più facile perseguire chi è “innocuo” piuttosto chi gestisce realmente la prostituzione.
Il nostro vorrebbe e dovrebbe essere un vero e proprio atto di accusa verso l’immobilismo istituzionale se non fosse che, negli ultimi giorni, una timida fiammella ha ridato visibilità, anche se debolmente, alla nostra iniziativa.
È della metà di dicembre la notizia che alcuni esponenti politici hanno proclamato un interesse rivolto al nostro referendum. A questo hanno fatto seguito altri contatti da parte di altri esponenti politici di ogni “collocazione” parlamentare.
Di questo siamo moderatamente soddisfatti poiché, pur dovendo essere cosa normale ascoltare l’opinione dei cittadini, siamo perfettamente coscienti che non sempre possibile che avvanga questo.
L’aver dimostrato di essere al di fuori di ogni logica di partito per noi comunque è stata una vittoria poiché Italia Nuova non è un partito né una una lista civetta schierata a destra al centro o a sinistra.
Italia Nuova è stata fondata ed è composta solo da cittadini liberi da pregiudizi con ideali e fini comuni.
Vedremo se a tante chiacchiere e buone intenzioni seguiranno i fatti o se, come al solito bisognerà arrivare al punto di non ritorno per avere un cenno dalle nostre istituzion pronte a muoversi unicamente a parole e a sostegno delle proprie campagne elettorali.
(M.A.) Italia Nuova

LEGGE MERLIN
Considerazioni relative alla opportunità di equilibrare principi assoluti e realtà sociali.
Il meretricio esposto al pubblico è un problema antico che ogni comunità statuale affronta proiettandovi sopra interpretazioni, valutazioni e presunti rimedi.
I rapporti uomo-donna trovano, tanto nelle religioni, che nell’etica laica, interpretazioni diversificate, ma la funzione inquinante del meretricio, prodotta sulla società, è unanimemente riconosciuta.
Parimenti il meretricio, esercitato ostentatamente, produce turbative per un certo effetto quasi concorrenziale che tende a dilagare in tutti gli ambiti della collettività femminile.
Non parrà totalmente casuale il diffuso ricorso alla moda del nudo anteroposteriore addominale, oggi imperversante, che è un chiaro insulto ai principi e ai sentimenti umani tradizionali di tutela dei propri attributi fisici, intimi, sulla equilibrata gestione psico-fisica dei rapporti tra i sessi.
La tradizione moralista, nell’accezione consuetudinaria della tutela identitaria dei singoli soggetti umani e dei rispettivi attributi etici e fisici, costituisce, a ben riflettere, il ricorso alla salvaguardia profonda di canoni basilari protesi alla conservazione e alla prosecuzione della specie.
Non riteniamo inopportuno il ricorso ai principi che, dall’inconscio si protendono alla difesa dei precetti fondamentali della vita umana.
Nella realtà attuale della libera professione del meretricio e della relativa spettacolarizzazione, la questione acquista due aspetti: uno rigidamente morale, l’altro velleitariamente libertario, che tendono ad assolutizzare il problema con attuazioni che cozzano contro la ordinata dinamica sociale che è forma e sostanza.
In particolare la “vacatio legis” che consente lo sfrontato esercizio del meretricio, concorre a determinare un terreno fertile per la circostante criminalità, cui non corrispondono adeguate misure di tutela. Le esigenze di una soluzione adeguata, diventano in particolare imperiose per una umanità che incassa il doppio danno del turpe spettacolo e della circostante proliferazione delinquenziale.
La legge che dovrà regolare la materia deve mediare tra l’etica teorica della libertà in assoluto ed i rischi che realisticamente possono conseguire per lo smodato relativo esercizio dei presunti diritti di scegliere tra il bene e il male e le conseguenze che ne derivano per la collettività.
Il concetto di massa, come mercificazione della personalità individuale, incombe oggi sulle moltitudini alle quali conferisce le stigmate di una incontenibile inclinazione alla recita pubblica con il presunto illimitato diritto alla libertà e con sollecitazioni devastanti.
Questa realtà deve far pensare, inducendo alla pacata valutazione della inopportuna e contaminante manifestazione pubblica della prostituzione di strada, anche per gli effetti sulle coscienze dei minori.
Il rimedio legislativo deve tener conto di tutto ciò ricorrendo alla soluzione di “aree circoscritte” e ad un controllo che va dalla prevenzione sanitaria, esercitata con definita periodicità, alla fiscalizzazione dei proventi di una professione antica come il mondo.
La presunta liberalizzazione dell’esercizio di tale professione, che, nella realtà continua a sottostare al predominio della delinquenza organizzata, costituisce una interpretazione equivoca, laddove è chiaro il salto dalla libertà alla licenza, con tutti gli effetti che ne conseguono. Top
Prof. Salvatore Spinello
Lo Stato «grazia» le prostitute: niente tasse
Le prostitute non devono pagare le tasse. O meglio: i proventi che derivano dal mestiere (purché non sia esercitato in modo illecito) non sono tassabili, poiché si tratta di un'attività che non rientra tra le tipologie di reddito previste dal Testo Unico delle imposte sui redditi.
Questo il principio alla base di una sentenza emessa il 22 dicembre 2006 dai giudici tributari di Milano: una contribuente aveva protestato perché dopo aver investito ingenti cifre nell'acquisto di immobili, si era vista attribuire, attraverso il cosiddetto 'redditometro', un reddito presunto sul quale avrebbe dovuto, appunto, pagare le tasse.
La novità è stata subita recepita dal fisco. L'Agenzia delle entrate ha dedicato al caso un articolo sulla propria rivista telematica “Fisco oggi”, nel quale tuttavia si ipotizza la possibilità di un ricorso da parte dell'erario.
Se l'Amministrazione finanziaria - si legge sulla rivista - "accerta in via presuntiva la disponibilità di un reddito, deducendolo indirettamente dai notevoli investimenti effettuati da parte del contribuente, questi è ammesso a provare che tale reddito non è soggetto a imposta". Nel caso specifico, i proventi ricavati dall'esercizio della prostituzione "non sono soggetti a imposizione tributaria, in quanto non ascrivibili ad alcuna delle categorie di reddito previste dal Testo Unico delle imposte sui redditi, né possono essere considerati proventi di reato tassabili".
Quel che è accaduto, è che l'ufficio finanziario ha provveduto nei confronti di una contribuente a determinare sinteticamente il suo reddito complessivo in base al redditometro, sulla scorta della capacità di spesa dimostrata con l'acquisto di beni mobili e immobili. Per giurisprudenza, però, l'uso dei parametri contenuti nei redditometri esonera l'Amministrazione da qualunque ulteriore prova, e le consente di emettere un valido avviso di accertamento, ricorrendo a un semplice calcolo matematico. È compito del contribuente fornire, in sede giudiziaria, la prova contraria a quanto dedotto attraverso il 'redditometro'.
La donna ha 6 case: l'Agenzia delle entrate aveva chiesto 200mila euro.
Un appartamento lussuoso di 130 metri quadri in pieno centro a Milano, altri due monolocali a poca distanza, due abitazioni di tre vani a Corsico e una a Baggio più un'auto: è l'elenco dei beni accumulati dalla signora in più di 20 anni di «fatiche» e finiti sotto la lente di ingrandimento del Fisco. Dopo una serie di controlli incrociati, l'Agenzia delle entrate si è resa conto che la donna non aveva presentato mai la dichiarazione dei redditi. Quindi non aveva mai pagato le tasse nonostante fosse proprietaria di un tale patrimonio. È scattata quella che in termini tecnico-fiscali si chiama «determinazione sintetica del reddito». I conteggi hanno stabilito che, in base al patrimonio accertato, la donna doveva pagare la bellezza di 98.000 euro per il 1998 e di altri 87.000 per il '99.
Per gli altri anni si sarebbe visto dopo.
La donna ha dunque impugnato l'atto impositivo, sostenendo che erano state riprese a tassazione delle somme derivanti da investimenti immobiliari, senza che l'ufficio, di tali somme, avesse in alcun modo indicato la definizione tributaria, ossia la tipologia di reddito.
In pratica, secondo i giudici milanesi, fino a quando il legislatore (il Parlamento) non interverrà per disciplinare specificamente le fattispecie che comportano la "vendita del proprio corpo", i proventi della prostituzione non possono essere considerati redditi in 'senso tecnico', per cui non possono essere assoggettati a imposta. la professione più antica del mondo, che va ricordato in Italia non è reato, resterà in una sorta di limbo fiscale, sospesa tra i redditi leciti e quelli illeciti.
Nei vari Paesi dell'Unione europea la prostituzione è affrontata in modo diverso. In alcuni è illegale, in altri, come in Olanda e in Germania, è sottoposta a una regolamentazione. Da quando nel '58 la legge Merlin eliminò le case chiuse, in Italia (dove sono puniti lo sfruttamento e il favoreggiamento della prostituzione) periodicamente si discute su come intervenire. Senza risultati. In attesa di avere almeno una dignità «fiscale», Bocca di rosa continua a non compilare il 740.
Lo Stato italiano legalizza la prostituzione e con essa la criminalità organizzata, accerchia tutta le problematica in un limbo che si sottrae dinnanzi ad una società che si evolve. Si esercita un mandato tra vecchie e nuove esigenze, che si contrastano in un circolo vizioso che non sembra avere via di uscita.
Le nuove generazioni, hanno il potere del rinnovamento, e in quanto tale, dobbiamo liberare il nostro sistema sociale dalla stagnazione che ci affligge con un sistema apparentemente democratico, ma in realtà ci troviamo di fronte ad un regime di controllo.
Il movimento Politico Italia Nuova è per la libera espressione dell’individuo, inoltre promotore dell’abolizione della legge Merlin, ha presentato una proposta di legge con un quesito referendario ad iniziativa popolare. Secondo il movimento Legalizzando la prostituzione si avrebbe la possibilità di monitorare la criminalità organizzata, accogliere e rappresentare una categoria che molto spesso si trova vittima di violenze ed abusi. Investire tale introito fiscale in: Sanità, Ricerca e Sistema Scolastico e Pensionistico. Top
Dott.ssa Laura Placenti

La nuova identità Europea: EURABIA
È appena uscito in Italia il libro "Eurabia", della studiosa ebreo-egiziana Bat Ye’or. La presentazione è avvenuta alla Biblioteca Sandro Spadolini a Piazza della Minerva a presenziarla è stato Marcello Pera .Nelle tesi della scrittrice si individua con il termine Eurabia un che porta alla luce una convergenza tra due sponde: il meditteraneo e l’Europa, nella struttura della comunità europea denominata “Dialogo Euro-Arabo”. Tutto fu deciso all’indomani della guerra del Kippur del 1973 (coalizione composta da Egitto e Siria per la conquista del territorio Israeliano). Quando, all’indomani della sconfitta della guerra del Kippur, i paesi della Lega Araba hanno imposto all’Europa l’accettazione di una politica estera anti-israeliana (Arafat) in cambio della ripresa delle forniture di petrolio, hanno centrato molti altri obiettivi. In primo luogo sono riusciti a evitare l’industrializzazione nei propri paesi. Secondo l’Islam radicale e tradizionalista (quello di Stato, basato sull’assetto giuridico islamico, e non quello del jihad, a quel tempo non all’ordine del giorno), la non-industrializzazione era una condizione obbligata per preservare la società dalla laicizzazione e dalle contaminazioni dell’Occidente.
Il Corano, come il marxismo, vieta l’accumulo privato di capitali e punisce le transazioni finanziarie con applicazione di tassi. La sola fonte di ricchezza è il petrolio. Non a caso sauditi, emiri e gli stessi libici hanno investito i proventi del petrolio acquisendo industrie e reti commerciali in Occidente. Gheddafi preferiva contribuire alla Fiat piuttosto che imporre la realizzazione di una fabbrica di auto da Torino a Bengasi. Anche i leader palestinesi hanno reinvestito in diverse parti del mondo il fiume di finanziamenti pervenuto. Ma il loro territorio rimane povero. Oggi le cose stanno cambiando sotto la pressione del jihad armato: il Libano potrebbe tornare a diventare quello degli anni d’oro, una cassaforte degli sceicchi.
Ma torniamo al 1973, quando i paesi della Lega Araba impongono all’Europa alcune condizioni per tornare ad aprire i rubinetti del petrolio. Condannati alla mancanza di sviluppo dalla loro visione conservativa dell’Islam, quale alternativa i governi arabi potevano offrire ai loro cittadini? Serviva un patto con l’Europa attraverso il coinvolgimento attivo delle massime istituzioni delle due sponde del Mediterraneo. Secondo questa tacita convenzione, sancita dalle riunioni del Dialogo euro-arabo, la non-industrializzazione dei paesi arabi andava risolta con l’emigrazione verso l’Europa e col trasferimento e la vendita di merci e prodotti tecnologici dal Vecchio Continente ai paesi arabi. Si trattava di un patto scellerato per molti motivi: innanzitutto perché non implicava l’arricchimento dei popoli arabi (tranne nel contesto turco in Germania), perché i sindacati europei non potevano permettere l’ingresso di manodopera nelle fabbriche. Era perciò importante evitare la formazione e la specializzazione degli emigrati, ai quali restavano ruoli marginali del mercato del lavoro.
Ecco perché i laureati in medicina senegalesi vendono tappeti nelle passeggiate a mare.
Quindi: ricchezza negata nei paesi di origine e ricchezza negata (di fatto) nei paesi di accoglienza. L’Europa, anzi, ha offerto una condizione servile, per quanto preferibile a quella nei paesi di origine.
Oggi l’Islam però si è diviso: gli Stati arabi, pur mantendo quasi ovunque caratteristiche di regime autoritario preindustriale, pensano a una industrializzazione di Stato sul modello nazi-sovietico. L’Islam integralista del jihad, al contrario, combatte la penetrazione islamica in Occidente come “contaminazione”, teme la formazione di un culto nuovo, una New Age europea, mix di laicismo, Rousseau, cristianesimo socialista e islamismo moderato. Da questo punto di vista, i binladisti hanno ragione: oltre alla distruzione dello sviluppo, l’Eurabia produrrebbe una marmellata al posto di culture e fedi, tanto peggiore in quanto diretta dai governi e non risultato di processi storici.
L’islam si sta espandendo sempre più in Europa, attraverso una sudditanza di quest’ultima e mediante leggi di tutela e inserimento demografico. Il multiculturalismo, che deriva dalla filosofia del relativismo, si è avviata ad una politica dell’integrazione che ha come obiettivo la coesistenza, quindi lasciando l’ospite libero di esercitare la propria cultura. Attraverso i notiziari si sta assistendo all’espulsione dei cattolici nei paesi islamici (Iraq e Turchia). L’allarmismo è che vi è una resa culturale al fenomeno dell’islamizzazione da parte dell’Europa.
Secondo il Jornal economist – sono due le strade da battere per scongiurare la minaccia Eurabia: in primo luogo intervenire sul mercato del lavoro per garantire occupazione e benessere anche agli immigrati. In secondo luogo puntare sulle nuove generazioni di musulmani, quelle che in Europa si fanno strada nelle università e nei partiti politici. Sono loro la chiave per assicurare all'islam l'equilibrio di cui ha bisogno e realizzare una coesistenza pacifica fra culture diverse in uno stesso stato.
Top Dott.ssa Laura Placenti

La parata del 2 Giugno
Il 2 giugno del 1946, è una data importante perché si festeggia una parte della nostra storia: la data della “nascita della Repubblica italiana”, dell’elezione dell’Assemblea Costituente e, per la prima volta nel nostro Paese, del voto femminile", una svolta sul fronte del superamento delle forme di discriminazione e disuguaglianza.
Nello stesso giorno si votò sia per il referendum istituzionale, che fu vinto dalla Repubblica con uno scarto di circa 2 milioni di voti.
All’Assemblea, oltre a stendere il nuovo testo costituzionale, furono conferiti i poteri di approvare le leggi elettorali e autorizzare la ratifica dei trattati internazionali, mentre il Governo, che con essa aveva un rapporto fiduciario, doveva trasmetterle tutti i disegni di legge (salvo quelli di massima urgenza), in modo che essa potesse decidere di volta in volta quali deferire a propria deliberazione.
La parata militare nell'anniversario della proclamazione della repubblica, ha costituito la massima manifestazione militare della Repubblica Italiana.
Nel giugno 1948, via dei Fori Imperiali a Roma, ospitò la prima parata militare della Repubblica. Nel 1949 con l'ingresso dell'Italia nella NATO, se ne svolsero dieci contemporaneamente in altrettante città, tra cui Pordenone, Latina e L'Aquila. Nel 1950, per la prima volta la parata fu inserita fra le celebrazioni per la Festa della Repubblica.
La contestazione dei primi anni settanta non turbò il regolare svolgimento della parata che fu sospesa soltanto nel 1976 per il terremoto del Friuli e sostituita da una deposizione di corona al Milite Ignoto.
In questo 60° anniversario il monumento del Milite ignoto, le note cadenzate delle bande militari che tutti unisce, lo sfrecciare in cielo di uno dei simboli nazionali che lasciavano dietro di se' una scia tricolore e la sfilata delle nostre Forze armate, hanno, almeno per poche ore, allontanato dal centro (anche politico) di Roma le polemiche di ora in ora primeggiano, sempre piu' le nostre istituzioni. L'organizzazione della parata militare, anche quest'anno, e' apparsa impeccabile tra coccarde tricolori, divise tirate a lucido, mezzi in perfetta efficienza.
Le novita', come i prototipi dei soldati del futuro, la Lamborghini della Polizia di Stato per il trasporto ad alte velocita' di organi da trapiantare, la simpatia per le note del ''Forza paris'' (in sardo ''forza tutti insieme...'') della Brigata Sassari simbolo dell'eccidio di Nassjria, sono servite a dare una sterzata alla giornata.
“Quasi sette mila uomini impegnati, 9 aerei, 280 mezzi, 204 quadrupedi”.
La Festa della Repubblica si e' snodata per quasi due ore, quasi di sottofondo, “facendo sfilare uomini e mezzi di tutte le armi”, reparti impegnati nelle missioni all'estero, mezzi di controllo delle coste, avieri. Ma anche uomini della Polizia, dei Vigili del fuoco, della Protezione civile e della Croce rossa.
A mio avviso è una festa che da risalto ad un regime militare ostentato, anziché avviarsi verso una direzione pacifista, i nostri governi che si sono succeduti, continuano a proclamare un potere militare, c’è sordità per il ritiro dei militari italiani dall’Iraq e dall’Afganistan. Assomigliamo sempre più, a quei regimi che dimostrano e dimostravano al loro popolo un potere militare obbligato.
Il segnale militarista e di legittimazione della guerra che si manda al paese è negativo.
Lo spreco di denaro per questa atipica manifestazione è esilarante, e come dare un calcio alla povertà………
Una festa che andrebbe celebrata con la stessa solennità e motivo di riflessione ed eguaglianza tra i popoli pacifici dovrebbe essere il 25 aprile, che è stata la fine della Seconda Guerra mondiale, durata dal 1939 al 1945, il secondo grande conflitto del XX secolo, in cui furono coinvolti quasi tutti i paesi del mondo e che vide duri scontri anche al di fuori dell'Europa. Milioni di morti e feriti, vite e famiglie distrutte ovunque a vincitori e vinti, ammesso che ci sia un vincitore, una guerra lascia sempre e comunque una tristezza, un segno indimenticabile, una perdita incolmabile. Finalmente il 25 aprile 1945 segnò la fine dello stupido scempio, e la fine delle dittature militari che come è noto portano solo dolore ovunque esse siano.
Oggi Decine di associazioni richiedono la sospensione o smilitarizzazione della parata militare per la Festa della Repubblica ed inoltre si chiede di non rinnovare le missioni di guerra in Iraq e Afganistan. Top
Dott.ssa Laura Placenti

“FAMILY DAY”
Il tema sul dibattito della famiglia si è svolto attraverso la manifestazione del Family Day Sabato 12 maggio, la giornata della mobilitazione cattolica per la famiglia. Un happening dove ci si aspettava almeno 100mila persone. Un'iniziativa concepita de alcune associazioni cattoliche, come momento di protesta per il ddl del governo sui Dico- (è una sigla che significa "Diritti e doveri delle persone stabilmente Conviventi" e viene riferita comunemente al disegno di legge finalizzato al riconoscimento nell'ordinamento giuridico italiano di taluni diritti e doveri discendenti dai rapporti di "convivenza") - .
Il testo del disegno di legge è stato varato dal Consiglio dei Ministri l'8 febbraio2007, è stato redatto dagli staff legislativi dei due Ministri Barbara Pollastrini (Pari Opportunità) e Rosy Bindi (Famiglia). È stato presentato all'esame del Senato della Repubblica, in quanto in quell'Aula erano già stati presentati provvedimenti simili. Se approvato al Senato, il testo passerà all'esame della Camera dei Deputati che, per licenziarlo definitivamente, dovrà approvarlo nel medesimo testo.
Potrebbero beneficiare degli effetti del disegno di legge, qualora approvato dalle Camere, i conviventi ovvero «due persone maggiorenni, anche dello stesso sesso, unite da reciproci vincoli affettivi, che convivono stabilmente e si prestano assistenza e solidarietà materiale e morale, non legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, affiliazione, tutela.
Il disegno di legge è finalizzato al riconoscimento giuridico alle "convivenze" che saranno iscritte nei registri anagrafici di ogni comune, con il conseguente riconoscimento di taluni diritti e doveri a seconda della rispettiva durata della convivenza: dopo tre anni, vengono riconosciuti i diritti e le tutele del lavoro; dopo nove anni, sono riconosciuti i diritti di successione.
La scelta del Family Day non è stata condivisa da tutti, tanto che alla fine il punto di incontro è stato proprio quello di dar vita alla manifestazione ma solo pro-famiglia. I rappresentanti delle associazioni cattoliche - da Azione cattolica a Comunione e liberazione, dalle Acli a Rinnovamento nello Spirito, da Sant'Egidio ai Neocatecumenali - hanno anche approvato un manifesto a sostegno della famiglia.
La trovata del Family Day è stata una scelta scaltra, in un paese dove ci sono poche nascite e non per colpa dei Dico, ma perché, i giovani non si vogliono vincolare ad avere una propria autonomia familiare perché hanno soprattutto l’incertezza economica è quindi non escono dalla famiglia di origine. Ci troviamo di fronte ad una frammentazione senza pari, non riusciamo ad accettare i fenomeni di cambiamento perché nella nostra organizzazione sociale manca un radicamento della cultura laica.
Il riconoscimento alle unioni di fatto va dato per “equità e giustizia sociale”, altrimenti, non ci possiamo considerare europeizzati, ma monopolizzati da una censura medievale.
Articolo 3 della Costituzione italiana: “la Repubblica riconosce e garantisce idiritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo nelle formazioni ove si svolge la sua personalità”, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Top
Dott.ssa Laura Placenti

Allarme permanente
Non ci sono più alibi, serve un piano Marshall mondiale per la riconversione ecologica dell’economia. I mutamenti climatici stanno portando variazioni a livello globale del clima della Terra. Essi si producono a diverse scale temporali su tutti i parametri meteorologici: temperature massima e minima, precipitazioni, nuvolosità, eccetera. Sono dovuti a cause naturali e, negli ultimi secoli, anche all'azione dell'uomo.
È urgente investire sulle fonti rinnovabili, sulla mobilità sostenibile e sulla sufficienza energetica, è necessario abbandonare modelli di sviluppo arcaici basati sul carbone e sui combustibili fossili.
Alcuni gas presenti nell' atmosfera generano l' effetto serra, cioè intrappolano il calore irradiato dalla terra impedendone l' uscita nello spazio esterno, come il vetro intrappola il calore in una serra.
Questo fenomeno, normalmente naturale e benefico (senza l' effetto serra la terra sarebbe di almeno 15 gradi C più fredda), sta aumentando di importanza a causa dell' aumento di concentrazione di questi gas (gas ad effetto serra, detti anche "gas-serra") dovuto alle attività umane.
I principali gas ad effetto serra sono : biossido di carbonio( o anidride carbonica, CO2 ), metano, fluorocarburi , protossido di azoto (N2O); anche il vapor d' acqua e l' ozono troposferico contribuisce all' effetto serra.
Energie alternative che possiamo trovare in maniera naturale.
Il primo obiettivo dovrebbe essere quello di far divenire l’edificio autosufficiente energeticamente”; secondo più ambizioso obiettivo è quello di “far divenire la città autosufficiente energeticamente”, ricorrendo esclusivamente all’enorme disponibilità delle risorse naturali e rinunciando totalmente all’utilizzo di energia tradizionale inquinante.
Concentriamoci sull’energia Solare Fotovoltaico, Solare Termico, Eolico, Cogenerazione, Trigenerazione, Geotermia, Risparmio Energetico.
Questo nuovo piano dovrà essere molto ambizioso per poter salvare l’intero pianeta da una catastrofe ambientale senza precedenti. Dobbiamo cercare di uscire da questo vincolo assillante del petrolio causa di inquinamento. L’automobile dovrà essere esclusivamente ad idrogeno, emissioni zero e aria pulita. Oggi solo un milione di autovetture sono “ibride” cioè adottano la doppia alimentazione (elettronica – benzina), l’unica ad oggi considerata ecologica. Top
Dott.ssa Laura Placenti

Decreto Bersani: estinzione dell’ipoteca immobiliare.
Il 2 febbraio il decreto Bersani è entrato ufficialmente in vigore.
Da questo decreto si preannunciano agevolazioni poco allargate.
• Per tutti i mutui stipulati dopo il 2 febbraio non bisognerà pagare nessuna penale in caso di estinzione anticipata, andranno versati solo il capitale rimanente e gli interessi.
• Per i mutui stipulati prima del 2 febbraio e ancora in essere verranno ridotte le penali; su questo punto dovranno trovare un accordo l'ABI e le associazioni dei consumatori entro e non oltre il 2 maggio. Se non dovessero trovare un accordo per quella data sarà la Banca d'Italia a stabilire le riduzioni delle penali per i mutui in corso.
• Si può rinegoziare il mutuo con un altra banca senza dover pagare doppie penali o dover fare una nuova ipoteca. basterà spostare l'ipoteca da una banca all'altra richiedendo al conservatore una annotazione sui registri in scrittura privata, senza bisogno dell'autentica del notaio.
Per cancellare l’ipoteca sulla casa, quindi, una volta estinto il mutuo contratto con la banca, non è più necessaria l’autentica del notaio. D’ora in poi - fa sapere il Governo - l’istituto di credito dovrà infatti semplicemente comunicare entro 30 giorni l’avvenuta estinzione del mutuo alla banca dove ha accesa il mutuo.
L'ipoteca si estingue automaticamente entro 30 gg dopo l'ultima rata del mutuo. Non serve più l'autentica del notaio, basta una comunicazione in conservatoria. Questa modifica entrerà in vigore dal 2 aprile.
Fino alla conversione in legge del Decreto Legge Bersani (che avverrà ad inizio aprile) le penali sono escluse dai mutui nuovi. Per quelli già stipulati sono in corso tavoli di trattativa ABI associazioni dei consumatori. Per il momento le penali vengono chieste. Probabilmente verranno limitate dal tavolo di accordi che troverà FORSE delle soluzioni.
Quindi le vecchie penali potrebbero essere ridotte, ma non annullate del tutto.
Non ci resta che aspettare! Top
Dott.ssa Laura Placenti

IL BUON SENSO DEL GOVERNO
Romano Prodi, che ha conquistato la definitiva fiducia con tranquillità (342 a 253), ha dato il via alla CONCERTAZIONE E AUMENTO DELLA CRESCITA .
Il governo si occuperà di temi che riguarderanno tre grandi ambiti: produttività e competitività, pubblico impiego, previdenza e ammortizzatori sociali''.
Lo ha detto il presidente del Consiglio, Romano Prodi che al Senato annuncia un programma di confronti nelle prossime settimane con le forze del lavoro e le parti sociali.
Un metodo che non serve solo per affrontare i singoli problemi ma anche per lavorare tutti assieme sul fronte della crescita, della produttività e della competitività".
La concertazione rappresenta uno strumento utilizzato a livello decentrato per risolvere difficoltà presenti e radicate in determinate aree territoriali, soprattutto, in un'ottica di incremento dello sviluppo e dell'occupazione.
L'obiettivo della concertazione è di pervenire a scelte che siano il più possibile condivise, concertate e partecipate, in modo da favorire un incremento delle informazioni per le parti contraenti e per le amministrazioni responsabili degli interventi, realizzando, in questo modo, una maggiore efficacia degli investimenti ed una maggiore capacità di monitorare i processi e i loro esiti.
Un valido processo di concertazione viene assunto, in molte Regioni, come punto di partenza per la definizione di politiche di programmazione regionale.
In realtà, la concertazione viene applicata in maniera fortemente eterogenea nell'ambito delle diverse regioni italiane e soprattutto, vengono adottati strumenti diversi in funzione dei contesti socio economici che caratterizzano i territori esaminati. Top
Dott.ssa Laura Placenti

NOI ITALIANI DOBBIAMO SOLO PAGARE
Le divisioni interne alla maggioranza hanno creato un quadro di confusione, con i provvedimenti quasi concreti della fatidica finanziaria 2007 che ha mutato ogni giorno.
Sulla Finanziaria il governo ha fatto disinformazione, ha illuso il popolo delle buste paga promettendo aumenti indiscriminati per tutti, portando ad esempio misure che riguardavano solo una parte dei dipendenti.
I benefici della manovra riguardano un dipendente su quattro».In media ognuno otterrà «89,6 euro l’anno, ovvero 7,5 euro al mese. Siamo sempre molto lontani dalle promesse agitate in campagna elettorale».
La delusione per le buste paga potrebbe aggravarsi il prossimo anno. Oltre all’effetto delle addizionali Irpef regionali e comunali ci sono da considerare le ripercussioni per i cittadini del cosiddetto Patto di stabilità interno fissato con la Finanziaria 2007, che vincola i bilanci dei governi locali e penalizza economicamente chi sfora.
La Cgia di Mestre ha calcolato in circa 222 euro il costo a carico di ciascun cittadino nell’ipotesi che Regioni, Province e Comuni in cui risiede non centrino l’obbiettivo di bilancio.
Le prime buste paga dell’era Prodi non sono piaciute ai sindacati. Alcuni rappresentanti dei lavoratori ormai lo dicono apertamente.
La Uil conferma di non condividere la politica fiscale del governo.
Il segretario confederale Guglielmo Loy vede tra i lavoratori, «difficoltà a capirci qualcosa, prevale lo scetticismo», se non la convinzione che «sarebbe stato meglio non cambiare niente. Non ho visto né suicidi di massa né feste in piazza».
Alla Uil, prevale l’idea che la maggior parte dei lavoratori ci abbia rimesso.
Ancora una volta, le lamentele più nette arrivano dai metalmeccanici. La Uilm aveva già simulato gli effetti della Finanziaria sugli stipendi delle tute blu.
Ora sta aggiornando i dati «e purtroppo - annuncia il segretario generale Antonino Regazzi - le nostre osservazioni si sono rivelate non esatte. La situazione è peggiore di quanto pensiamo. Basta aggiungere il peso del fisco locale e viene fuori che per il 70 per cento dei lavoratori la busta paga sarà più bassa».
Rincari e aumenti sempre più presenti nel nostro assetto sociale.
Il bollo per i mezzi di trasporto è aumentato di 10 euro, cosi come la tassa su ogni ricetta medica ticket 10 euro, e se poi c’è la necessità di andare al pronto soccorso ecco qui subentra un’altra tassa, il codice bianco altri 25 euro di ticket ospedaliero.
Allora, mi chiedo, cosa è più importante, cosa è prioritario ad esempio attivare in alcune vie di Roma il sistema di controllo con le telecamere per contrastare il fenomeno della prostituzione.
Un investimento pari a €.500.000,00 circa, per non calcolare altra spesa che riguarda l’apertura di nuove strutture ed il reclutamento di personale addetto al controllo delle suddette telecamere.
Questo per dire che non c’è equiparazione tra le giuste cause.
Quindi, non era il caso di applicare aumenti sul ticket cosi come per il pronto soccorso, per non parlare di tutti gli atri aumenti.
Come potete vedere vi sono molte regioni che fanno cattivo uso degli investimenti, questa responsabilità è da attribuirsi non solo alle regioni ma sopratutto al Governo.
È più facile bendarsi gli occhi e far finta di non vedere le vere esigenze ed i bisogni del popolo. Top
Dott.ssa Laura Placenti

AMMORTIZZATORI SOCIALI… QUALI??????
A Caserta Tema rimasto in ombra è quello delle pensioni, ma lo stesso Prodi, in conferenza stampa, ha puntualizzato che non si tratta di slittamento ne' di rinvio perche' i tempi saranno rispettati anche se e' pensabile qualche settimana in piu' per concordare tra tutte le parti interessate le opportune modifiche...
Pensioni: avanti, ma adagio. Bisogna approfondire, senza correre. ''Non bastano due settimane'' per risolvere la questione. Nel frattempo, il termine non compare in maniera ufficiale nel documento finale, ma viene inserito idealmente all'interno di un piu' ampio ''tavolo con le parti sociali per la verifica e la modernizzazione dello stato sociale''. Sta scritto nero su bianco, al punto 10 delle altrettante direttrici principali fissate dall'agenda per la crescita, approvata all'unanimita' dai ministri riuniti ieri e oggi a Caserta nel ''seminario' di governo
Tempi a parte, il presidente del Consiglio e' convinto che in generale sia ''sbagliato parlare solo di pensioni'', anche perche' ''le riforme vanno fatte in modo organico''. Ovvero, ''se non ricomponiamo tutto, a partire dagli ammortizzatori sociali, non si puo' mettere mano alle pensioni''. Un tema per il quale Prodi ammette di essere ''veramente preoccupato'', perche' ''se continuiamo cosi', non offriamo ai nostri giovani uno schema di pensioni neanche decente''. Il premier poi aggiunge nell'analisi il ''milione e mezzo di anziani che vivono con meno di 400 euro al mese'', considerando ''questi due problemi'' come elementi da ''ricomporre all'interno di un dialogo generale''.
Un Romano Prodi piu' che mai in sella alla guida del governo ed un'Unione che ancora arranca, alle prese con i veti reciproci sui temi piu' scottanti (pensioni, pacs, liberalizzazioni, tav e grandi opere, legge elettorale, ecc.).
Il Presidente del Consiglio Prodi assieme al suo Governo non ha rimandato nemmeno per un giorno all’aumento degli Stipendi di manager e dirigenti pubblici.
Ascoltate questa affermazione: “I nuovi contratti dei manager pubblici non potranno superare i 500mila euro l'anno”. I manager più bravi, che raggiungeranno gli obiettivi, potranno avere un aumento e arrivare a 750mila euro l'anno. Lo stipendio dei dirigenti delle pubbliche amministrazioni non potrà superare i 250mila euro, però alla faccia di chi vive di pensioni minime o di sussidi sociali che arrivano ad un massimo di 200,00 euro mensili, per non parlare dei disoccupati che se non hanno avuto un contratto di lavoro per almeno due anni non hanno diritto all’indennità di disoccupazione. Allora che cosa fa questo governo? Promette e rimanda non curante di chi soffre veramente.
Complimenti!!! Top
Dott.ssa Laura Placenti

I Diritti dell'Uomo
Si potrebbe dire che oggi tutti parlano di diritti umani e tuttavia mai come ora quei diritti sono violati in tanti paesi del mondo. In realtà anche nel passato quei diritti erano calpestati su larga scala e spesso in modo anche più grave: però non esisteva ancora nelle vittime la consapevolezza che la loro dignità umana veniva offesa: gli abusi, l'arbitrio, il disprezzo per i diseredati, venivano considerati un fatto naturale, non un fenomeno storico contro cui bisognava lottare.
Ituriel, quel personaggio di Voltaire che, dovendo punire le malefatte di Persepoli e vedendo che il bene e il male sono inestricabilmente congiunti, conclude che "il mondo va lasciato andare come va, perché se non tutto è bene tutto è passabile".
L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ripudiò questo concetto il 10 dicembre 1948, quando adottò un decalogo dei diritti di ogni abitante del pianeta: “la Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo”.
La Dichiarazione non è una 'legge' internazionale, perché non ha carattere obbligatorio, non crea cioé norme vincolanti per gli Stati e gli individui. Ha solo una forza morale e politica. Prima del 1948 non esisteva un documento di portata planetaria che sancisse i diritti spettanti ad ogni essere umano, quale che fosse la sua cittadinanza, razza o posizione sociale.
Esistevano Dichiarazioni quali la Magna Charta inglese del 1689, le dichiarazioni americane del 1776-1789 e quella francese del 1789, ma avevano ovviamente un'incidenza limitata a quei singoli Paesi. Mancava un testo universale, che valesse per tutti.
La fine della Seconda Guerra mondiale costituì un momento propizio perché dovunque si sentiva il bisogno di reagire ai disastri della guerra e delle dittature.
L'iniziativa fu occidentale. Già il 6 gennaio 1941 il presidente Roosevelt aveva lanciato le famose Quattro Libertà: quella di parola e di pensiero, quella religiosa, la libertà dal bisogno e la libertà dalla paura. Nel 1946, nel celebre discorso di Fulton, Churchill proclamò che scopo del dopoguerra era di «far scudo alle innumerevoli case degli uomini contro due gigantesche macchine da preda: la guerra e la tirannide».
Gli Stati Uniti, la Francia e l'Inghilterra trovarono perciò naturale proporre all'Assemblea Generale dell'Onu di adottare un decalogo per tutta l'umanità.
I Paesi socialisti e, per ragioni culturali e religiose, certi Paesi musulmani guidati dall'Arabia Saudita e dal Pakistan, inizialmente si opposero, anche perché il testo proposto era di marca sostanzialmente occidentale. Ma le loro obiezioni vennero travolte. Così nel 1948, per la prima volta nella storia dell'umanità, Stati assai diversi politicamente e ideologicamente si misero d'accordo su una serie di obiettivi e principi e si impegnarono ad adoperarsi per conseguirli.
L'idea di fondo della Dichiarazione è che ogni struttura statale, quale che sia la sua dimensione ideologica e politica, deve rispettare i valori essenziali della persona.
La Dichiarazione ha avuto effetti enormi sulla comunità internazionale. Ne indicherò solo tre. Anzitutto ha scosso gli animi e creato un nuovo ethos. Non è un caso che nel 1957, nel primo dei processi che subì, Mandela si difese invocando la Dichiarazione Universale. Ed è stato osservato che la morte dell'apartheid si deve anche alla coscienza dei propri diritti nata nella maggioranza di colore sudafricana a seguito del diffondersi dei principi della Dichiarazione; quella consapevolezza è all'origine della lotta dell'Anc contro il razzismo dei bianchi.
La Dichiarazione ha anche contribuito alla caduta del Muro di Berlino, al declino delle dittature in America Latina, sta incrinando il gelo illiberale ancora così diffuso in Cina e oramai condiziona la politica estera di molti Stati.
In secondo luogo, la Dichiarazione è servita da punto di partenza e impulso per l'adozione di innumerevoli testi internazionali (tra i quali i famosi Patti sui diritti umani, del 1966), questi sì vincolanti giuridicamente, che l'hanno articolata, specificata e arricchita. Un altro merito della Dichiarazione è che essa ha costituito un manifesto e un'arma morale, indispensabile per tanti gruppi non governativi di appoggio e solidarietà ai perseguitati. Basti ricordare Amnesty International.
Alle soglie del 2000, Il problema del diritto al lavoro diventa sempre più cruciale. Assistiamo poi a grandi migrazioni dai Paesi poveri a quelli ricchi e alla conseguente graduale formazione, in questi ultimi, di società multietniche e multirazziali. Questo arricchimento quasi sempre provoca però xenofobia, razzismo, discriminazioni. Un altro grave problema è costituito dal tribalismo sempre più diffuso: le persone tendono ad aggregarsi in gruppi etnici e religiosi e ad odiare ed espellere chiunque non appartenga al gruppo. Le guerre etniche all'interno degli Stati diventano così sempre più frequenti.
Alle soglie del 2000 un altro problema si pone attualmente soprattutto nelle società industrializzate, ma forse presto raggiungerà anche i Paesi più poveri: le moderne tecnologie stritolano la nostra vita privata, ci espropriano dei nostri pensieri e dei sentimenti più intimi. Top
Dott.ssa Laura Placenti

La povertà in Italia
Le stime sulla povertà in Italia come di consueto, anche quest'anno a metà luglio l'Istat ha diffuso le stime sulla povertà in Italia desunte dall'indagine sui consumi delle famiglie. Nel 2001 la povertà relativa (s'intende la condizione di una famiglia di due persone che spende meno del consumo medio pro capite desunto dall'indagine Istat sui consumi delle famiglie italiane) è rimasta attestata intorno al 12% delle famiglie su scala nazionale, senza variazioni statisticamente significative rispetto agli anni precedenti (la nuova serie Istat inizia dal 1997). Si è però accentuato il divario fra Nord e Centro (dove la povertà diminuisce lievemente rispetto al 2000) e Mezzogiorno, dove la povertà resta più del doppio della media nazionale (24,3%).
Le stime 2001 confermano poi alcuni tratti distintivi della composizione interna della povertà: ossia la sua maggiore incidenza fra le famiglie numerose (e, in particolare, quelle con tre o più figli); quelle con componenti disoccupati e quelle con anziani. Occorre tuttavia notare che mentre fra le prime due tipologie la povertà è aumentata nel 2001 rispetto al 2000, nelle coppie di anziani la povertà è, invece, diminuita.
Si può stimare che la metà circa delle famiglie numerose e "senza lavoro" nel Mezzogiorno si trovi oggi al di sotto della soglia di povertà relativa e una elevata percentuale anche sotto la soglia di povertà assoluta (s'intende un livello di spesa per consumi di base quali: casa, alimentazione, abbigliamento ecc. stimato dall'Istat come essenziale per garantire una sopravvivenza dignitosa.
La sperimentazione del reddito minimo di inserimento (RMI): uno strumento volto proprio al contrasto della povertà. Secondo il "Patto per l'Italia", questo strumento non verrà generalizzato nella sua attuale versione: sarà ri-configurato all'interno dei sistemi di assistenza regionali e locali. Soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno, ciò solleverà grossi problemi di finanziamento, che non faciliteranno certo la lotta alla povertà dove questa è più diffusa. Ma bisogna anche dire che il RMI non può essere l'unica risposta e nemmeno forse quella principale al problema.
Nessun paese dell' Unione europea presenta una concentrazione territoriale e socio-economica della povertà così acuta come quella italiana. Ma, d'altra parte, nessun paese europeo è caratterizzato da divari geografici nei livelli di sviluppo economico e da squilibri allocativi e distributivi nella spesa sociale come quelli, appunto, del nostro paese. Le proposte del governo
Che cosa sta facendo il governo per affrontare queste sfide? Ben poco: soprattutto sul fronte del ri-equilibrio della spesa sociale. Il paradosso italiano
Negli altri sistemi di welfare europei la povertà è contrastata innanzitutto da adeguati trasferimenti alle famiglie (soprattutto quelle con figli) e da adeguati sussidi di disoccupazione. Gli schemi di reddito minimo garantito sono solo l'ultima spiaggia.
Il paradosso italiano - un'anomalia che si protrae da decenni - è che gli assegni al nucleo familiare e i sussidi di disoccupazione non arrivano alle fasce più povere: infatti i primi sono riservati ai lavoratori dipendenti e ai pensionati, mentre i secondi proteggono soltanto coloro che hanno già guadagnato l'accesso a una occupazione regolare.
Queste limitazioni spiegano perchè molte famiglie numerose e senza opportunità di accesso al mercato del lavoro regolare si trovino in condizioni di povertà nel Mezzogiorno. Queste famiglie non sono peraltro raggiunte neppure dal cosiddetto welfare fiscale, in quanto sono al di sotto della soglia di imponibilità Irpef e dunque non possono avvantaggiarsi delle previste detrazioni.
Nessuno schema di reddito minimo potrebbe mai funzionare in presenza di questi paradossi.
Per contrastare efficacemente la povertà bisogna innanzitutto ripensare le prestazioni familiari e le prestazioni di disoccupazione.
La riforma degli ammortizzatori sociali sembrava ieri vicina oggi lontana. Sulle prestazioni familiari regna, invece, il silenzio assoluto.
È troppo chiedere che il governo batta un colpo e ci faccia sapere cosa intende fare su questo importantissimo fronte? Top
Dott.ssa Laura Placenti

Libertà
L’uomo è libero in quanto è autonomo, ossia sa confrontare i beni che incontra con un orizzonte che li supera , ma questa autonomia può essere esercitata come libero arbitrio o come libertà in quanto tale.
Ciò che distingue l’uomo da ogni altra forma di vita è la sua razionalità, ovvero la sua capacità di pensare.
Il libero arbitrio è il destreggiarsi della volontà dei beni elementari ma non assoluti.
Stiamo soffocando dinnanzi a delle regole che vincolano il nostro agire, il nostro modo di essere.
Oggi l’uomo non è più libero di esprimere il proprio volere, al di là che sia il volere vivere o il volere morire.
Come cita la costituzione Articolo 13 La libertà personale è inviolabile.
Si accende il dibattito dopo la lettera sul diritto all'eutanasia di Piergiorgio Welby al capo dello Stato. La discussione, trasversale agli schieramenti, si sposta in Parlamento dove si accelera l'iter dei numerosi disegni di legge giacenti.
Il presidente della Repubblica auspica un confronto politico sul tema dell'eutanasia "nelle sedi più idonee, perché il solo atteggiamento ingiustificabile sarebbe il silenzio, la sospensione o l'elusione di ogni responsabile chiarimento". Questo uno dei passaggi salienti della lettera inviata dal Capo dello Stato a Piergiorgio Welby, malato terminale che - con un video-appello - chiedeva l'eutanasia.
Per la Chiesa, la posizione resta sempre la stessa: "L'eutanasia è e resta un percorso di morte" dice il cardinale Javier Lozano Barragan, ministro della Salute vaticano, che sul tema ha rilasciato a Repubblica, a firma di Orazio La Rocca, una intervista. Il prelato ribadisce che la Chiesa "è sempre per la vita" e, dunque, contro ogni ipotesi di dolce morte sia attiva che passiva.
Siamo di fronte a una nuova divisione laici-cattolici e che non si possa ignorare l'orientamento favorevole all'eutanasia della maggioranza degli italiani (almeno secondo i sondaggi)".
La vita appartiene a chi la possiede e che debba essere manovrata e decisa da perfetti estranei questo a mio parere è un “oltraggio alla libertà dell’uomo”.
Sciorinarono dal campanile un fazzoletto a tre colori, suonarono le campane a stormo, e cominciarono a gridare in piazza:
"Viva la libertà!"
da "Novelle rusticane" (1883) (Giovanni Verga) Top
Dott.ssa Laura Placenti

I Sindacati
La storia dei sindacati è soprattutto storia dei lavoratori (operai, contadini, impiegati) che si riuniscono allo scopo di difendere gli interessi delle loro categorie.
I sindacati sono organismi che raccolgono i rappresentati delle categorie produttive. Esistono così sindacati dei lavoratori e sindacati dei datori di lavoro. Lo strumento di lotta per eccellenza del sindacato è lo sciopero.
Le prime forme di associazione dei lavoratori sorsero nel Regno Unito verso la fine del XVIII secolo. In breve si diffusero anche altrove ed in Francia e Germania furono aspramente avversati. Questo ha portato a confondere i reciproci ruoli.
Nel 1901 sorse l'Internazionale Sindacale cui aderirono sindacati inglesi, francesi e degli Stati Uniti.
Sindacati e partiti dei lavoratori dal momento che entrambi lottavano per gli interessi delle classi lavoratrici, spesso i sindacati ed i partiti dei lavoratori (soprattutto quelli socialisti) si sono trovati in posizioni molto vicine o con i sindacati italiani.
I sindacati in Italia naquerò dalle società del Mutuo Soccorso, nel 1870 si formarono delle associazioni operaie che nella loro costituzione si avvicinano molto alle strutture del sindacato moderno.
Queste associazioni ebbero il nome di Leghe di resistenza e si svilupparono in importanza e numero con il crescere delle imprese industriali in Italia
Si allearono al movimento cooperativistico, si conquistarono con lo sciopero del 1901 il diritto di organizzazione ed ebbero una colorazione politica principalmente socialista.
Dopo l'enciclicaRerum Novarum, si svilupparono nelle campagne anche le leghe bianche, di ispirazione cattolica.
Dopo la parentesi fascista, durante la quale i Sindacati furono sciolti per dar posto alle Corporazioni, la Resistenza prima e la Liberazione poi portarono alla rinascita del Sindacalismo Libero.
Fu allora deciso di dar vita ad un'unica organizzazione: la Confederazione Generale del Lavoro (CGL). Essa era costituita da 3 correnti: comunista, socialista e cristiana.
Il sindacato ha un posto preciso nella Costituzione della Repubblica italiana. L'articolo 39 recita: L'organizzazione sindacale è libera. Ai Sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione....
...il potere politico di una figura istituzionale, che dovrebbe tutelare il lavoratore, ma in Italia vi sono i salari più bassi d'Europa e il maggior numero di morti sul lavoro: di chi è la colpa?...
...sapevate che...
i sindacati hanno migliaia di dipendenti e per loro non viene applicato l'art.18, perché sono società non riconosciute...
E' stato chiesto ad un campione d'italiani: Sapete che i sindacati ogni anno percepiscono 3500 miliardi di lire e non hanno l'obbligo di redigere un bilancio?
Il 39,5% del campione ha risposto che conosceva questa situazione il 60,5% ha dichiarato di non esserne a conoscenza
Come considera il ruolo svolto dai sindacati in questi anni?
71% "ha smarrito i giusti propositi"
9% "inutili"
12,5% "hanno fatto gli interessi dei lavoratori"
7,5% "non so
Da anni oramai i cittadini italiani sono in ostaggio da figure che dovrebbero tutelare tutti gli uomini e tutte le donne, ma che in realtà fanno parte di una parte politica. I sindacati rappresentano una risorsa per un Paese, perché tutelano quelle fasce della popolazione più deboli.
Il ruolo dei sindacati è, quindi, decisivo per la tutela dei diritti del lavoratore, ma al tempo stesso per questa sua istituzionalità deve adoperarsi in favore di tutti i cittadini.
Il sindacato non può essere rappresentato da chi abbraccia una fede politica o un'ideologia, perché così comprometterebbe l'oggettività del suo operare. Il sindacalista deve essere come un magistrato o un poliziotto, deve, cioé, essere per quanto possibile imparziale. Ciò non significa impotenza nel giudizio o nella critica, tutt'altro.
Non è, quindi, coerente vedere al congresso dei Democratici di Sinistra il rappresentante del maggiore sindacato italiano sventolare la sua tessera e rivendicare la sua appartenenza. Quest'azione rappresenta il tradimento dell'oggettività istituzionale che un sindacalista dovrebbe avere.
Solo con imparzialità e oggettività si può essere giusti nel giudizio e nella critica. Top
Dott.ssa Laura Placenti

Il Welfare State
Il termine "Welfare State", "Stato del benessere", viene utilizzato a partire dalla seconda guerra mondiale per designare un sistema socio-politico-economico in cui la promozione della sicurezza e del benessere sociale ed economico dei cittadini è assunta dallo Stato, nelle sue articolazioni istituzionali e territoriali, come propria prerogativa .
Il Welfare State, detto anche "Stato sociale", si contraddistingue per una rilevante presenza pubblica in importanti settori quali la previdenza e l'assistenza sociale, l'assistenza sanitaria, l'istruzione e l'edilizia popolare.
e tale presenza si accompagna generalmente a un atteggiamento interventistico e dirigistico nella vita economica, sia a livello legislativo, sia attraverso la pianificazione e la programmazione economica, sia attraverso imprese pubbliche.
L'ideologia su cui si fonda il Welfare State è, in radice, di tipo collettivistico.
Welfare State nasce storicamente con l'emergere delle contraddizioni dell'economia capitalistica, la distruzione della civiltà contadina e della solidarietà familiare e di villaggio, la nascita del proletariato, l'urbanizzazione, l'emigrazione, l'estensione del diritto di voto e l'avvento al potere dei partiti socialdemocratici. Tali trasformazioni socio-economico-politiche fanno emergere nuove forme di povertà, con difficoltà crescenti per la famiglia e le varie realtà intermedie a provvedervi in modo adeguato. Il susseguirsi di periodiche recessioni economiche, accompagnate da elevati tassi di disoccupazione, la necessità di provvedere alle esigenze di vedove, di orfani e di tutti coloro che per vari motivi mancano delle risorse necessarie per vivere - invalidi, anziani, e così via - fa nascere l'esigenza di un coinvolgimento diretto dello Stato.
Negli anni 1883-1892, in Germania, Otto von Bismarck (1815-1898) istituisce un regime di leggi sociali a favore dei ceti più bisognosi - un precedente sono le poor law, "leggi per i poveri", varate in Inghilterra nel 1601 e soppresse nel 1834 - ma solo dagli anni 1920 tali misure raggiungono un'estensione e un'organicità tali da poter parlare di vere e proprie politiche sociali. Una pietra miliare nell'edificazione dello Stato sociale è il Social Security Act, "Atto per la Sicurezza Sociale", promulgato negli Stati Uniti d'America nel 1935. In Europa va ricordata la politica sociale inglese dopo il Rapporto Beveridge del 1942, che diviene il manifesto teorico-programmatico del Welfare State.
Nel secondo dopoguerra, grazie anche al dividendo fiscale generato dalla forte crescita economica, la maggior parte dei paesi capitalisti muove a passi veloci nell'edificazione del Welfare State, che raggiunge la sua massima estensione in Svezia e nei paesi nordici. In Italia, a partire dal primo governo di centro-sinistra (1962-1963) si assiste a una forte crescita di leggi, istituzioni e politiche che configurano un vero e proprio Stato sociale.
Negli anni 1980 il Welfare State si consolida, ma i costi per sostenere il sistema non cessano di aumentare, anche a causa di una spirale perversa disavanzo-crescita del debito pubblico-maggiori interessi passivi-disavanzo, e così via. A partire dalla metà degli anni 1960 si è progressivamente assistito a un forte aumento nel numero e nella dimensione degli apparati pubblici, dominati da logiche burocratiche e clientelari, al tempo stesso inefficienti e inadeguati. Inoltre, i trasferimenti di redditi e di ricchezza fra i differenti settori e categorie generati dal sistema della "sicurezza sociale" si sono rivelati spesso arbitrari e iniqui, ingiustificati anche secondo una logica puramente assistenziale. In Italia la spesa pubblica totale in rapporto al PIL, il Prodotto Interno Lordo, è passata da un valore inferiore al 30% negli anni 1950 al 36,3% nel 1970, raggiungendo il 48,8% nel 1980 fino a una punta del 60% verso la metà degli stessi anni 1980. Questo indicatore dà la misura dell'impressionante allargamento del settore pubblico negli ultimi decenni. Sul fronte fiscale, l'esigenza di coprire gli ingenti costi per l'espansione e il mantenimento del Welfare State ha comportato una continua crescita della pressione tributaria, quindi una diminuzione negli investimenti e nei consumi privati, con evidenti effetti negativi sul fronte occupazionale.
Molte caratteristiche del Welfare State nei paesi capitalisti ricordano, seppur in forme meno estreme, aspetti tipici dell'organizzazione sociale ed economica dei paesi del socialismo reale.Top
Dott.ssa Laura Placenti

Il Qualunquismo
Con il termine qualunquismo si indica un atteggiamento vagamente ispirato dalle azioni del movimento dell'Uomo qualunque, e che rinnega o almeno intenzionalmente ignora l'aspetto politico del vivere associato. Comparve in Italia nell'immediato dopoguerra.
È caratterizzato da una generica sfiducia nelle istituzioni, nei partiti, nei vari soggetti della politica, veduti come distanti, perniciosi o comunque di disturbo, di intralcio, nell'autonomo perseguimento delle soggettive scelte individuali.
Sul qualunquismo si sono svolte analisi a diversi livelli, ad esempio in sociologia e in storia, partendo dall'assunzione dei contesti fattuali in cui ebbe a svilupparsi subito dopo l'instaurazione in Italia di un regime democratico. Le evidenze del tutto negative del mondo politico, subito dopo la sconfitta, offrivano molti spunti per lo sviluppo di sensazioni diffuse di insufficienza dei sistemi sociali, talvolta sfociando in non isolati casi di "depressione collettiva" per i quali il rigetto aprioristico della rappresentanza politica passiva ben poteva essere uno degli esiti. Fra i motivi di maggior disdegno della funzione di rappresentanza, vi erano certamente aspetti materiali come i lutti, le macerie, l'impoverimento, la perdita di status precedentemente acquisiti; e vi erano anche aspetti ideali come la guerra persa, la ferita gravissima all'immagine dell'appena costituita nazione, i tradimenti e le fronde, le riproposizioni e le camarille, l'attribuzione di potere a soggetti rivelatisi insufficienti (anche vista come causa delle negatività), e molti altri simili argomenti.
Il Fronte dell'Uomo Qualunque (UQ) fu un movimento e, successivamente, un partito politico italiano sorto attorno all'omonimo giornale (L'Uomo qualunque) fondato a Roma nel 1944 dal commediografo e giornalista Guglielmo Giannini.
27 dicembre 1944 viene fondato e diretto da Guglielmo Giannini un nuovo settimanale, battezzato L'Uomo qualunque. Il successo di questa pubblicazione si riscontra nelle tirature: dalle 25.000 del primo numero, si arriverà alle 850.000 del maggio del 1945. Lo scopo dell'ideatore era quello di dare voce alle opinioni dell'uomo della strada, contrario al regime dei partiti e ad ogni forma di statalizzazione. Fin dal primo numero la posizione del settimanale è chiara; contraria al fascismo, di cui condanna il centralismo decisionale, ma anche al comunismo e agli antifascisti di professione, accostati al primo fascismo per l'accento epurazionista dei primi anni del dopoguerra.
Alla formazione dei nuclei qualunquisti, seguono la nascita di sedi sparse nella penisola italiana, tesseramenti e fondazioni di segreterie. In un primo momento Giannini cerca di confluire questa adesione popolare nel Partito Liberale Italiano, ma l'opposizione di Benedetto Croce fa naufragare questo progetto. A seguito di questo rifiuto, Giannini decide di fondare il suo partito. Il primo congresso del neonato Fronte dell'Uomo qualunque si tiene a Roma tra il 16 ed il 19 febbraio del 1946.
Il programma lo Stato deve essere il meno presente nella società. L'economia deve essere lasciata totalmente ai privati in un sistema totalmente liberista. Se ciò non fosse lo Stato diverrebbe etico, e secondo Giannini da questa eticità ne deriverebbe l'oppressione del libero pensiero del singolo, fino ad arrivare ad una visione imperialista dell'organizzazione centrale.
2 giugno 1946 si tengono le elezioni nazionali per la nascita dell'Assemblea Costituente.
Il Fronte dell'Uomo qualunque ottiene 1.211.956 voti, pari al 5,3% delle preferenze, diventando il quinto partito nazionale, dopo la Democrazia Cristiana, il PSIUP, il Partito Comunista Italiano e l' Unione Democratica Nazionale . Vengono assegnati al partito di Giannini 30 deputati. Top
Dott.ssa Laura Placenti
