Sono ben noti i fatti avvenuti dopo il discorso del Sommo Pontefice a Ratisbona. Uno stralcio è stato utilizzato dalla parte più integralista del mondo Musulmano come pretesto per alimentare una situazione di forte attrito preesistente.
In un mondo che, seppur a stento, tenta di arrivare ad una “globalizzazione” della comunicazione alfine di rendere più vicini i popoli, la religione rappresenta ancora oggi un ostacolo apparentemente insormontabile. Invece di unire in un dialogo costruttivo, essa tende a dividere e, nelle frange più estreme, a coltivare un sentimento di odio.
Siamo consapevoli che il più delle volte la religione rappresenta una facciata dietro la quale si nascondono poteri che con la spiritualità hanno ben poco da condividere. Ma non si può per questo trascurare coloro che vivono o vogliono vivere la propria religione come scelta libera ed integrante del proprio cammino e nella ricerca del dialogo come fonte di accrescimento reciproco.
In un mondo che si sta evolvendo, ed in cui le economie mutano è sempre più frequente che i popoli si trovino ad interagire tra di loro e, se molte delle ideologie politiche che un tempo ci separavano sono cadute, quelle religiose sembrano rafforzarsi e arroccarsi sui propri credo e dogmi. Basta guardare quello che accade in Turchia dove si sta arrivando ad un accordo politico ed economico per la sua entrata nella Comunità Europea mentre l’aspetto religioso, al contrario, sembra accentuare le distanze.
A questo contribuisce anche la comunicazione, Oggi, infatti, qualsiasi notizia giunge filtrata, interpretata o parziale e quelle che riguardano le religioni non fanno eccezione. E questo rappresenta certamente un ostacolo nel cammino verso il dialogo intereligioso e non solo.
Se invece il dialogo fosse diretto è continuo sarebbero più rare le “errate” interpretazioni, si imparerebbe a conoscersi, e si inizierebbe a togliere la linfa a tutti coloro che sfruttano per proprio tornaconto le vere o presunte diversità religiose.
Per questo siamo convinti della necessità di creare un PARLAMENTO delle RELIGIONI
Un posto dove spiritualità e dialogo si uniscano per costruire, apprendere, unire.
Tutti i rappresentati delle varie religioni avrebbero un posto nel quale incontrarsi quotidianamente, per parlare in prima persona, per affrontare tematiche religiose e tutte quelle ad esse anesse.
La sua collocazione naturale è alle porte di Roma, città che unisce la sede della chiesa Cattolica alla forte cultura di rispetto per le altre religioni. Città in cui S. Pietro, la Sinagoga, la Moschea e tutti gli altri luoghi di culto convivono pacificamente sotto lo stesso cielo.
La sede del parlamento sarebbe un tempio privo di ogni riferimento alle singole religioni, aperto a tutti i culti nel rispetto reciproco. La collocazione della tempio sarà al centro di un’ampia distesa nella quale si allestiranno opportune strutture idonee allla ricezione non solo dei “parlamentari” ma di tutti i fedeli che vorranno unirsi in una preghiera comune. Tali strutture saranno ideate e costruite secondo le esigenze dei vari credo, anche per quanto riguarda l’alimentazione, costumi sociali ed usanze. Si creeranno aree nelle quali sarà possibile far conoscere a tutti i visitatori la propria storia, la propria fede e la propria tradizione.
In conclusione il Parlamento delle Religioni rappresenterà il punto nel quale e attraverso il quale si inizierà quel cammino spirituale partendo delle radici comuni, e far riprendere quel dialogo tra i popoli che sembra essere scomparso dai tempi della torre di Babele.
